Zipf-Mandelbrot law

Pare (lo scrive Norbert Wiener in questo libro) che Mandelbrot abbia provato a studiare la distribuzione della lunghezza delle parole in un linguaggio, o lingua, “ottimale” (cioè ritenuto tale secondo certi postulati) e che sia riuscito a determinarla seppure vi siano (giustamente, direi) certi parametri che possono variare da linguaggio a linguaggio.

Cercando su Wikipedia, leggo che il primo a compiere questo tipo di studi (forse però solo limitatamente alla frequenza delle parole in una lingua) è stato un certo Zipf, linguista e filologo americano. La Zipf Law afferma sostanzialmente che ci sono pochissime parole usate tantissimo, e tantissime parole usate pochissimo, ma con una precisione maggiore sennò sarebbe poca cosa. Poi appunto è arrivato Mandelbrot a dare una bella generalizzazione, da cui la Zipf-Mandelbrot Law, su cui è meglio per me e per voi non dilungarsi troppo.

La cosa interessante, scrive Wiener, è che tale distribuzione è marcatamente differente da quelle riscontrabili in lingue artificiali come l’Esperanto o il Volapük (di quest’ultima non avevo mai sentito parlare), mentre è molto accurata relativamente alle lingue che sono sopravvissute attraverso i secoli, come se ci fosse una sorta di selezione naturale verso un linguaggio migliore, dalla distribuzione “più bella”.

Dice anche: “Speech is the greatest interest and most distinctive achievement of man.”

Vien voglia di saperne di più anche di linguistica e soprattutto di teoria dell’informazione. Così dai.

Notes

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